Μήπως κρύβεται κάτι άλλο πίσω από το “μένουμε σπίτι”; Τι μας λέει η Δέσποινα Τσισκάκη κάτοικος Ιταλίας

Despina Tsiskaki

Μένω Ιταλία εδώ και 20 χρόνια.
Να ξέρετε σας δουλεύουν παγκόσμια.
Δεν υπάρχει ιός δεν υπάρχουν νεκροί.
Έχω ξαδέρφια γιατρούς εδώ οποιος αντιδρά συλλαμβάνεται. Όλοι πρέπει να λένε ναι.
Πέρυσι εδώ στην Ιταλία, θα πω για εδώ που ξέρω, είχαμε 472.000 κρούσματα εποχικής γρίπης κοινής και 9.200 νεκρούς ηλικιωμένους.
Η απλή γρίπη πέρυσι.
Ακούσατε κάποια απαγόρευση; Όχι.
Φέτος με 60.000 κρούσματα και 4.200 νεκρούς ηλικιωμένους ονόμασαν την εποχική γρίπη κορονοϊό.
Εσκεμμένα.τρομοκρατούν το κόσμο παγκόσμια. Για κάποιο άλλο λόγο τον θέλουν μέσα κλεισμένο.
Είδατε νομίζω στο Μπέργκαμο στρατιωτικά οχήματα να περνάνε μέσα από τη πόλη και είπαν ότι ήταν νεκροί φέρετρα.
Δεν υπήρξε ποτέ αυτό. Έλληνες σας δουλεύουν μην ακούτε τα ΜΜΕ. Κάτι άλλο υπάρχει όχι ιός.
Βάφτισαν την κοινή εποχική γρίπη κορονοϊό.
Και φέτος έχει πολύ λιγότερα κρούσματα παγκόσμια.
Τα στρατιωτικά οχήματα που είδατε ήταν μοντάζ.
Ήταν από το 2013 τότε που στη Λαμπεντουζα βούλιαξε ένα πλοίο με μετανάστες και τους πέρασαν (τους πνιγμένους) μέσα από το Μπέργκαμο με στρατιωτικά οχήματα.
Εδώ ο κόσμος ξεσηκώνεται.
Έλληνες σας δουλεύουν  δεν υπάρχει ιός.
Κάτι άλλο γίνεται .
Μη σας φοβίζουν είναι όλα σκηνοθεσία παγκόσμια.
Ζω εδώ 20 χρόνια. Στην Ιταλια ξεσηκώνονται.
Σας δουλεύουν
Παγκόσμια χούντα για κάποιο λόγο.
Αυτό δεν σας δείχνουν;;;
Οι νεκροί είναι από το 2013 στη Λαμπεντουζα.
Σας δουλεύουν ….
Δείτε 2013 Λαμπεντουζα.
Αυτό είδατε στην Ελλάδα από τα ΜΜΕ.
Θέλουν ξύλο. (Σ.γ.: Για μας βαρύτατη τιμωρία ιδίως οι ηγέτες μας και τα ισχυρά ΜΜΕ).
Δείτε άλλο ποστ φωτό με τα οχήματα που σας δείξανε στην Ελλάδα.ε  Είναι από το 2013 από τη Λαμπεντούζα που πέρναγαν μέσα από εδώ πηγαίνοντας στο κλειστό γυμναστήριο

Lampedusa 3 ottobre 2013, la strage che fece aprire gli occhi all’Italia

Da giovedì 1 a sabato 3 ottobre a Lampedusa la “Seconda giornata della Memoria e della Accoglienza” vuol far memoria delle 368 vittime del naufragio del 3 ottobre 2013 e tutti i migranti scomparsi sulle rotte che portano in Europa. Sabato mattina, dopo l’inaugurazione della scultura Naufraghi, il momento più intenso con la marcia verso la Porta d’Europa dove i partecipanti si fermeranno in raccoglimento con i superstiti del naufragio e padre Mussie Zerai.

Lampedusa 3 ottobre 2013, la strage che fece aprire gli occhi all'Italia

Il 3 ottobre 2013, alle 4.30 del mattino, una nave partita la sera precedente dalla Libia si rovescia a 800 metri dall’Isola dei Conigli, il pezzo di terra separato da pochi metri di acqua da Lampedusa
L’imbarcazione ha a bordo tra 520 e 550 persone. Nonostante i tentativi di aggrapparsi a pezzi di relitto e l’intervento di alcuni pescatori attirati dalle grida, 368 persone muoiono affogate. I superstiti saranno 155, ma qualcuno sostiene che ci sia anche una ventina di dispersi.
Secondo le prime ricostruzioni, la causa del naufragio è un incendio scoppiato nella stiva, mentre la barca è ferma e in attesa di soccorsi. In realtà l’incendio è la causa che scatena il panico a bordo, spingendo tutti i passeggeri da un lato e determinando il rovesciamento. Ma il fattore che provoca il maggior numero di vittime è il riversarsi in mare di centinaia di litri di nafta presenti nella stiva: il carburante oleoso impedisce a molte persone di essere salvate e ne intossica molte altre che vanno a fondo.

Non è la prima, ma è una delle tragedie dell’immigrazione più gravi della storia moderna nel Mediterraneo
Ed è quella che si ricorda di più per almeno due motivi. È anzitutto una strage quasi tutta eritrea: 360 vittime vengono da questo piccolo stato africano (gli altri 8 dall’Etiopia).
Speranza dell’emancipazione dei paesi poveri dopo l’indipendenza ottenuta dall’Etiopia nei primi anni 90, il paese governato da Isaias Afewerki è oggi una delle più assurde dittature al mondo, con la popolazione costretta a una leva militare schiavizzata che può durare tutta la vita. E con intere famiglie che decidono continuamente di scappare.
È inoltre la strage che dà origine all’operazione Mare nostrum, che nei 12 mesi successivi salverà la vita a oltre 160 mila migranti provenienti dall’Africa grazie alle navi della Marina militare autorizzate a intervenire a ridosso delle coste libiche.
Un’operazione sospesa e sostituita da Triton (nella quale le navi potevano spingersi solo a 30 miglia dalle coste italiane), ma oggi di fatto tornata in vita, con numerosi salvataggi che continuano ad essere fatti oltre i limiti e con vari interventi di imbarcazioni private. Mare nostrum insomma ha contribuito in modo determinante a far aprire gli occhi all’Europa sul fenomeno migratorio, fino ad arrivare negli ultimi mesi, con molte resistenze, all’approvazione degli accordi per la ricollocazione dei rifugiati nei paesi membri.

Poco tempo dopo la strage di Lampedusa, si è costituito il Comitato 3 Ottobre, con lo scopo di “fare riconoscere la data quale ‘Giornata della Memoria e dell’Accoglienza’ sia a livello nazionale che Europeo”
È a questo comitato che si devono i tre giorni di commemorazione che anche quest’anno animeranno l’isola siciliana, insieme a molte altre iniziative organizzate in tutta Italia da varie associazioni.

Da quell’ottobre 2013 sono cambiate molte cose per Lampedusa
Proprio grazie a Mare nostrum, la “porta d’Europa” ha smesso di essere l’approdo preferito dei migranti che ora, salvati in alto mare, vengono condotti in altri parti italiani.
Il suo centro di prima accoglienza venne chiuso due mesi dopo anche grazie a un servizio di Valerio Cataldi sul Tg2 che rivelava i modi inumani in cui gli ospiti venivano trattati.
Ma l’isola è già sede di uno dei 5 “hotspot” voluti dagli accordi europei dei migranti ed è facile scommettere che il nome di Lampedusa continuerà ancora a lungo ad essere uno dei simboli più evocativi delle migrazioni del ventunesimo secolo.

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Parole chiave: eritrea (3), lampedusa (14), strage (11), immigrazione (134), mare nostrum (39), profughi (227), accoglienza (176)
Fonte: Redattore sociale

οι φωτογραφίες με τα φέρετρα είναι από το 2013

https://www.difesapopolo.it/Archivio/Sociale/Lampedusa-3-ottobre-2013-la-strage-che-fece-aprire-gli-occhi-all-Italia  

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